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PROTESTE (2): OPPOSIZIONE, PRESIDENTE LASCI ENTRO DUE GIORNI

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 14:17

Due giorni di tempo per accettare il piano per l’uscita dalla crisi presentato dalle monarchie del golfo: è l’ultimatum che l’opposizione ha lanciato al presidente Ali Abdallah Saleh in un contesto di crescente tensione nel paese, teatro di accese proteste antigovernative che solo nelle ultime ore a Taez, nel sud, avrebbero provocato diverse vittime tra i manifestanti.

Dopo settimane di negoziato e abbandonando le cautele fin qui osservate, l’opposizione ha minacciato di scendere in piazza e sostenere i manifestanti se il capo di stato non si deciderà a firmare il documento, che prevede la sua uscita di scena entro un mese in cambio dell’immunità.

Un piano che, proprio in virtù dell’immunità che garantisce al presidente, non gode del sostegno della piazza che chiede a gran voce e con manifestazioni quasi quotidiane in cui si ritiene abbiano perso la vita circa 150 persone da gennaio, le dimissioni immediate e senza condizioni del presidente, al potere da 32 anni.

Il piano delle monarchie del Golfo prevede, oltre alle dimissioni di Saleh entro 30 giorni, la creazione di un governo di riconciliazione e organizzazione di elezioni presidenziali entro due mesi.

[AdL]

 

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ELEZIONI ANTICIPATE, IL PARLAMENTO SI RINNOVA A LUGLIO

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 13:44

Si terranno probabilmente il 3 luglio le elezioni legislative anticipate, conseguenza delle manifestazioni antigovernative che circa un anno fa sfociarono in gravi violenze nella capitale, Bangkok. La Corte costituzionale ha votato oggi all’unanimità il disegno di legge per le elezioni di deputati e senatori, alcune disposizioni sui partiti politici e sulla commissione elettorale. In giornata, il re Bhumibol Adulyadej ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, necessario per l’organizzazione di nuove elezioni. È atteso a breve un discorso alla nazione del primo ministro Abhisit Vejjajiva.

Le legislative anticipate erano state promesse dal capo del governo sotto la pressione di manifestazioni di alcuni settori dell’opposizione, in particolare le cosiddette “camice rosse” che nella primavera del 2010 occuparono per diverse settimane un’area strategica di Bangkok. I manifestanti, espressione dei settori sociali più deboli, spronati dall’ex primo ministro in esilio, il miliardario Thaksin Shinawatra, chiedevano riforme e un cambio al potere. Dopo settimane di manifestazioni pacifiche, dinanzi alla resistenza dei dimostranti fu ordinato l’intervento dell’esercito: il bilancio delle violenze fu di oltre 80 morti e circa 1900 feriti.

[CC]

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A ISTANBUL VERTICE DEI PAESI POVERI

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 13:28

Le regioni più povere del mondo rischiano “una nuova crisi alimentare” pur costituendo in teoria un’opportunità per lo sviluppo globale: è la condizione per certi versi paradossale dei paesi meno sviluppati (Least Developed Countries, Ldc), da oggi al centro di un vertice dell’Onu nella città turca di Istanbul.

Nel suo discorso inaugurale, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha sottolineato che i recenti aumenti dei prezzi dei generi alimentari di base sui mercati mondiali sono “una minaccia concreta” per la “sicurezza” delle regioni più povere del mondo. Secondo il segretario generale, adesso e nei prossimi anni saranno cruciali gli investimenti nell’agricoltura, un settore che impiega circa il 70% della forza lavoro dei paesi meno sviluppati. L’idea di fondo è che le regioni più povere costituiscono un’opportunità per lo sviluppo a livello internazionale, soprattutto in anni di difficoltà economiche.

Ai lavori di Istanbul partecipano fino a venerdì i rappresentanti di 33 paesi africani e 14 asiatici con l’aggiunta di Haiti, realtà tutte dove il reddito pro capite annuo è inferiore ai 745 dollari. Durante il vertice dovrebbe essere approvato un piano d’azione di durata decennale. Il documento subentrerà a quello concordato nel 2001 a Bruxelles, sede dell’ultimo incontro di questo tipo.

[VG]

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DISORDINI DURANTE MANIFESTAZIONI A TAEZ

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 12:40

Sono diverse le vittime provocate nelle ultime 48 ore da scontri tra forze dell’ordine e manifestanti a Taez (Taiz), la terza città dello Yemen, nel sud del paese. Secondo alcune fonti della stampa internazionale, gli agenti sono intervenuti stamani sparando colpi d’arma da fuoco e lanciando gas lacrimogeni per disperdere alcune migliaia di persone che protestavano contro un precedente intervento delle forze dell’ordine. Uno o due dimostranti sarebbero rimasti uccisi nelle ultime ore.

Ieri, sempre a Taez, sarebbero stati uccisi due manifestanti a margine di un sit-in indetto dagli insegnanti, in piazza per rivendicazioni salariali e per ottenere il rinvio degli esami di fine anno. Alcune centinaia di militanti antigovernativi li avrebbero raggiunti erigendo tende per trascorrere la notte sul viale Jamal, principale arteria cittadina, motivando l’intervento delle forze di sicurezza. Alcune fonti riferiscono inoltre della morte sabato di due studenti che manifestavano chiedendo il rinvio degli esami di fine anno ad Al-Maafer, nella provincia di Taez. Secondo responsabili della sicurezza yemeniti, anche sette poliziotti sarebbero stati uccisi negli scontri.

Trovare conferme indipendenti ai bilanci è molto difficile, ma fonti della MISNA sottolineano che nello Yemen il numero di armi in circolazione, anche nelle mani della popolazione civile, è molto elevato.

Le manifestazioni di Taez s’inseriscono in un contesto di proteste per le dimissioni del presidente Ali Abdallah Saleh, al potere da 32 anni. Una proposta di uscita di crisi presentata dalle monarchie del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), che prevedeva le dimissioni di Saleh, è stata respinta dal presidente.

[CC]

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TENSIONE A TUNISI DOPO GIORNI DI PROTESTA

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 11:59

“Stranamente stamani per le strade di Tunisi non c’è molto traffico, è come se la gente temesse di venire in centro quando ha saputo di una manifestazione convocata dai media per il pomeriggio. Il coprifuoco decretato dal governo dopo quattro giorni consecutivi di proteste popolari non è stato ben accolto dai tunisini impegnati in un nuovo braccio di ferro con il governo provvisorio” dice alla MISNA una cittadina tunisina che, per motivi di sicurezza, chiede di essere soltanto identificata con le sue iniziali I.K. Non sembra abbia placato il malcontento della gente in seguito alla violenta repressione delle manifestazioni degli ultimi giorni la lunga intervista diffusa ieri a reti unificate del primo ministro del governo ad interim, Beji Caïd Essebsi.

“Il paese è ancora in piena ebollizione, ci sono negoziati in corso tra chi ha opinioni molto diverse sul futuro della nazione. Come in ogni vera e profonda rivoluzione ci vorrà ancora tempo prima che tutti i problemi vengano risolti e che la Tunisia venga avviata sulla strada di una vera democrazia. Non aiuta a calmare il clima di tensione la profonda crisi di fiducia del popolo nei confronti di chi detiene il potere politico, economico e chi controlla la sicurezza. Veniamo da 23 anni di regime, di corruzione e potere assoluto della polizia” aggiunge l’interlocutore della MISNA.

All’origine delle ultime proteste, presentate dalla stampa internazionale come “una nuova fase” o “un secondo round” della rivoluzione, ci sono una serie di fattori tra cui l’insicurezza e la disoccupazione, ma anche interrogativi su chi tira le fila del governo provvisorio e potrebbe approfittare dell’instabilità che regna ancora nel paese del Nord Africa. “Forse l’esercito, forse i paesi del Golfo, forse un altro uomo d’affari tunisino” si interroga I.K, ricordando che le dichiarazioni fatte dall’ex ministro dell’Interno Farhat Rajhi – di un “governo nell’ombra” e di un rischio di colpo di Stato militare in caso di vittoria del movimento islamico ‘Ennahda’ (‘Rinascita’) alle legislative di luglio – sono “una goccia d’acqua che ha fatto traboccare il bicchiere”. Non solo il centro e alcuni quartieri periferici della capitale si stanno ‘risvegliando’: proteste si sono svolte a Sfax, a Kairouan e a Metaloui, dove è in vigore un coprifuoco; a Kebili, poi, manifestanti hanno lanciato sassi contro agenti di polizia.

Ieri, come gli scorsi giorni, a Tunisi gruppi di giovani manifestanti sono scesi per strada, protestando soprattutto lungo il centrale Viale Bourguiba dove la polizia è intervenuta per disperdere la marcia. Sfidando il coprifuoco decretato dalle 21 alle 5 a Tunisi e nella periferia, bande di giovani dei quartieri più poveri avrebbero perpetrato atti di saccheggio e spari d’arma da fuoco si sarebbero uditi. Tra giovedì e venerdì ben 15 giornalisti sono stati brutalmente picchiati e i loro strumenti di lavoro sequestrati dalle forze di polizia persino dentro la sede della nota testata ‘La Presse’: una violenza denunciata dal Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini (Snjt) come un “crimine contro la libertà di stampa”.

Certamente “non hanno convinto le dichiarazioni del primo ministro sia sul possibile rinvio delle legislative in agenda per luglio che sulla giustizia e sulla situazione economica” aggiunge l’interlocutore della MISNA, sottolineando che “su un punto, però, non si può più fare marcia in dietro, neanche il governo ad interim: la conquista del diritto del popolo a parlare, a denunciare e a rivendicare”. Nel discorso alla nazione, in un modo fuorviante Essebsi ha detto che “arresti e sentenze dipendono dalla magistratura indipendente, come richiesto dai cittadini, e non dal governo”; sulla crisi economica che attraversa il paese, ha confermato che “ogni mese la Tunisia perde 7.000 posti di lavoro”, chiedendo la “fine dell’insicurezza per spingere gli investitori a tornare” altrimenti “trovare un impiego rileverà dal miracolo”.

Ad acuire l’insoddisfazione dei tunisini c’è anche la sentenza pronunciata sabato ai danni di Imed Trabelsi, primo uomo del ‘clan’ dei Ben Ali a comparire davanti ai tribunali: il nipote di Leila, moglie del presidente destituito il 14 gennaio, è stato condannato a due anni di carcere e a una multa di 1000 euro per detenzione e uso di droga. “La sua condanna non calmerà il popolo che chiede giustizia. E’ necessario informare correttamente i tunisini circa le altre responsabilità di Trabelsi per farli capire che si tratta solo di una prima condanna” ha commentato un militante dei diritti umani, Moktar Yahyaoui.

[VV]

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KAMPALA, DONNE IN PIAZZA CONTRO IL CAROVITA

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 11:41

Con padelle e piatti fondi, rigorosamente vuoti, un centinaio di donne stanno sfilando nel centro di Kampala per protestare contro il carovita: lo riferisce l’edizione online del quotidiano “The Monitor”, mentre alcuni missionari raccontano alla MISNA di “un clima di attesa” in previsione di nuovi cortei dell’opposizione.

A convocare la manifestazione di oggi è stata Uganda Women’s Network, un’organizzazione non governativa in prima fila nella difesa dei diritti delle donne e delle categorie sociali più umili. Secondo “The Monitor”, le attiviste stanno sfilando sotto lo sguardo di poliziotti in apparenza decisi a garantire l’ordine pubblico ma anche il diritto a manifestare.

Proprio la difesa di questo diritto, insieme con un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari di base, alimenta da settimane le protesta dei partiti di opposizione. Kizza Besigye, un dirigente del Forum per il cambiamento democratico (Fdc) dal mese scorso agli arresti in Kenya, ha annunciato che i cortei continueranno e che saranno “pacifici”. “Tutti pensano alla cerimonia di giovedì – dice un missionario – quando Yoweri Museveni giurerà per un nuovo mandato da capo dello Stato”.

Dall’inizio dell’era Museveni, nel 1986, a Kampala i cortei dell’opposizione sono una novità assoluta. Secondo l’organizzazione non governativa statunitense Human Rights Watch, la repressione delle forze dell’ordine ha causato finora almeno nove vittime, in alcuni casi dimostranti colpiti alla schiena mentre cercavano di fuggire.

[VG]

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ABIDJAN, DIFFICILE RITORNO ALLA NORMALITÀ

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 10:58

“Due razzi sono caduti sulla nostra Chiesa, perforandone il tetto crivellato di pallottole. Le scale dell’ingresso, una decina di banchi e il soffitto sono distrutti. Per fortuna tra le persone che si erano riparate nell’edificio non ci sono state vittime, solo feriti lievi”: non hanno risparmiato la parrocchia di Saint Vincent de Paul (San Vincenzo di Paoli), come racconta alla MISNA il sacerdote padre Hipolyte Mel, i combattimenti della scorsa settimana tra gli ultimi miliziani fedeli all’ex presidente Laurent Gbagbo e i militari delle nuove Forze armate nazionali, le Forze repubblicane di Costa d’Avorio (Frci), che hanno preso interamente il controllo dell’area.

“In tutta Yopougon hanno ripreso a circolare i trasporti pubblici e qualche macchina privata. Stanno tornando molti residenti che gli scontri avevano spinto alla fuga ma alcuni non osano rientrare, temendo ritorsioni” riferisce alla MISNA padre Mel. Le notizie del ritrovamento di decine di cadaveri, vittime di combattimenti ed esecuzioni sommarie, stanno alimentando paure e tensioni. Fonti di stampa riferiscono della scoperta di 29 corpi in una non meglio precisata area di Yopougon mentre ad Abidjan girano voci su una presunta lista di persone da eliminare. “Sul numero di persone uccise non si hanno bilanci definitivi – prosegue il sacerdote ivoriano – anche perché la Croce Rossa, incaricata della rimozione dei corpi, non li ha ancora trovati tutti. Stamani ho visto sei o sette cadaveri sulla strada nel quartiere ‘Koweit’ di Yopougon. Sono certo che nel territorio della mia parrocchia alcuni civili sono rimasti uccisi negli scontri, come ad esempio un giovane con handicap mentale, assassinato forse perché non riusciva a parlare e perché scambiato per un mercenario straniero” racconta ancora padre Mel alla MISNA.

Per far luce sulle violazioni dei diritti umani commesse nei quattro mesi di crisi seguita alle elezioni di novembre è in corso una missione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Numerose testimonianze riferiscono di uccisioni e violazioni attribuite sia a miliziani al soldo di Gbagbo sia alle milizie e forze regolari a sostegno di Alassane Dramane Ouattara, il presidente eletto riconosciuto dalla comunità internazionale.

[CC]

 

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BREVI DALL’AFRICA (Madagascar, Namibia, R. D. Congo, Togo, Ciad, Kenya, Guinea)

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 10:57

MADAGASCAR – Parte da Istanbul il tour diplomatico del presidente Andry Rajoelina, che giovedì sarà a Parigi per convincere la comunità internazionale dell’affidabilità della transizione avviata per uscire dalla crisi in corso da più di due anni. “So già che verrò eletto, ora o tra cinque anni (…). Nessuno può impedire la mia candidatura” ha detto il controverso dirigente malgascio in un’intervista a ‘Jeune Afrique’.

NAMIBIA – Sono gravemente colpite dalle alluvioni le regioni settentrionali della Namibia: secondo alcune organizzazioni umanitarie internazionali, starebbero subendo le conseguenze dell’ondata di maltempo tra le 200.000 e le 400.000 persone. Finora il governo di Windhoek, che ha avviato missioni di verifiche nelle zone remote del nord, non ha ancora confermato l’esistenza di danni su vasti scala. Le intense piogge che affliggono anche il centro e il sud sono accompagnate da casi di colera e malaria.

R. D. CONGO – E’ uscito indenne dall’attacco subito il ministro della Scuola superiore e delle università, Léonard Mashako Mamba; nell’aggressione sferrata dai ribelli ruandesi delle ‘Fdlr’, però, sono morti il suo autista e una guardia del corpo. L’imboscata è avvenuta nella provincia orientale del Nord Kivu, sulla strada che collega Goma a Rusthuru, in una zona molto instabile.

TOGO – Finora 36 corpi senza vita sono stati recuperati nel lago Togo, nel sud del paese, dove sette imbarcazioni si sono capovolte a causa di forti raffiche di vento seguite ieri da intense piogge. Il bilancio è stato diffuso da fonti di polizia della vicina località di Aného, precisando che le vittime, tutte native del villaggio di Togo-Komé, rientravano da un funerale celebrato a Ekpui, a 40 chilometri a est della capitale togolese.

CIAD – E’ deceduto nella località meridionale di Koumra uno dei principali oppositori al regime del presidente ciadiano, Idriss Beby Itno. Secondo un altro dirigente di opposizione, Saleh Kebzabo, sconfitto alle recenti presidenziali, il generale Wadal Abdelkader Kamougué era ammalato da tempo.

KENYA – Quattro bambini, di cui tre fratelli, sono morti nell’esplosione di una mina antipersona con la quale giocavano mentre un quinto è stato gravemente ferito. L’incidente si è verificato ieri pomeriggio nella località di Ewaso Kedong, a circa 40 chilometri da Nairobi, non lontano da una zona di addestramento militare dell’esercito keniano e britannico, ex-potenza coloniale.

GUINEA – Potrebbero tenersi a fine novembre le attese legislative che dovrebbero consentire di concludere il periodo di transizione militare: lo ha annunciato il commissario europeo allo Sviluppo, Andris Piebalgs, al termine di un colloquio a Conakry con il presidente eletto lo scorso novembre, Alpha Condé. Il processo elettorale è al centro di tensioni tra maggioranza e opposizione sia sulla data che sull’eventuale censimento da svolgere prima. Per organizzare il voto Bruxelles ha sbloccato un finanziamento di cinque milioni di euro.

[VV]

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GLI ERRORI DI DAMASCO NEL RACCONTO DI UN GESUITA “PATRIOTA”

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 09:59

La maggioranza della popolazione è favorevole a “un’evoluzione positiva graduale”, secondo una linea condivisa dal presidente Bashar al-Assad, l’unica in grado di scongiurare un conflitto civile: così alla MISNA padre Paolo Dall’Oglio, gesuita e fondatore della comunità monastica siro-cattolica di Deir Mar Musa.

Impegnato da 30 anni per il dialogo tra cristiani e musulmani in un paese da sempre multireligioso, ricco di cultura e occasioni di confronto, padre Dall’Oglio racconta dell’impossibilità di lasciare la Siria per alcune conferenze in Europa a causa di problemi “legati ai documenti di residenza” e di “preoccupazioni di natura politica”.

A un incontro organizzato a Milano dalla rivista “Popoli” avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro, “Innamorato dell’Islam, credente di Gesù”. Non può muoversi, spiega ora alla MISNA, perché “nonostante il mio profondo sentimento patriottico” il governo di Damasco “non vuole siano in troppi a parlare a nome della Siria”.

Il contesto è difficile. Da una parte organizzazioni non governative che, sbandierando l’impegno per i diritti umani, denunciano repressioni dell’esercito dal confine con la Giordania a Banyas, da Homs alla periferia di Damasco. Da un’altra la versione dell’esecutivo, secondo il quale c’è “un complotto terroristico” contro la Siria che si avvale del sostegno delle televisioni satellitari modello “Al-Jazira”.

Secondo padre Dall’Oglio, il contesto internazionale delle rivoluzioni in Egitto e in Tunisia ha offerto “un’occasione d’oro” a chi vuole “rovesciare” la situazione siriana. “Ma nonostante questo pericolo e nonostante elementi del panorama politico di Damasco siano favorevoli alla conservazione – dice il gesuita – al-Assad ha sottolineato la necessità di un cambiamento”.

Il cammino è pieno di insidie, alcune delle quali arrivano forse anche da scelte controproducenti del governo. È il caso dei divieti e degli ostacoli opposti ai giornalisti delle testate straniere, tenuti lontani dalle città e dalle piazze difficili. “Nel tentativo di contrastare un complotto delle televisioni arabe – sostiene padre Dall’Oglio – si favorisce l’accusa di manipolare l’opinione pubblica: dal pluralismo dell’informazione, al contrario, la Siria avrebbe da guadagnare”.

[VG]

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TAILANDIA-CAMBOGIA: DAL VERTICE ASEAN NESSUNA SOLUZIONE

MISNA - Lun, 05/09/2011 - 09:50

Non è emersa alcuna soluzione dal vertice ministeriale dei paesi del sudest asiatico (Asean) sulla disputa frontaliera sfociata in scontri armati tra Tailandia e Cambogia. Anche se la questione ha dominato l’incontro del finesettimana nella capitale indonesiana Giakarta, i dirigenti di Bangkok e Phnom Penh non hanno siglato alcuna intesa in vista di una risoluzione del contenzioso che li oppone nella zona archeologica Preah Vihear, dove scontri tra i due eserciti hanno causato 16 morti e 85.000 sfollati nelle ultime settimane.

“Abbiamo bisogno di più tempo per ulteriori negoziati” hanno annunciato alla stampa Hun Sen, primo ministro cambogiano, Abhisit Vejjajiva, suo omologo tailandese, e il presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, al termine di un incontro tripartita. I dirigenti asiatici si sarebbero accordati per avviare trattative in tempi brevi. Secondo il quotidiano ‘Bangkok Post’, i ministri degli Esteri di Cambogia e Tailandia potrebbero incontrarsi oggi alle 15.30 (ora locale) ma gli osservatori emettono forti dubbi sulla tenuta della riunione. I ministri degli Esteri dell’Asean hanno auspicato una soluzione pacifica alla disputa, nell’ambito dello spirito di “amicizia” che unisce i paesi membri.

Bangkok e Phnom Penh si accusano a vicenda di aver causato gli scontri nei pressi degli antichi tempi di Preah Vihear, inseriti nel 2008 nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. In base a una decisione della Corte internazionale di giustizia del 1962 è la Cambogia ad avere la sovranità sui templi. L’area contesa di 4,6 chilometri quadrati, però, non è stata assegnata e alimenta i contrasti.

[CC]

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 18:56

Una donna si riposa su un mucchio di manghi al mercato di Hyderabad, in India. (A. A. Mahesh Kumar, Ap/Lapresse)

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 17:20

L’esercito libico si è ritirato dal centro di Misurata, ma si continua a combattere per il controllo del porto, bombardato dalla Nato. (Bernat Armangue, Ap/Lapresse)

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 16:07

I funerali di Sri Sathya Sai Baba nel suo ashram a Puttaparti, nel sud dell’India. (Adnan Abidi, Reuters/Contrasto)

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 14:42

Una cisterna che trasportava carburante per le forze Nato è saltata su una bomba lungo la strada tra Jalalabad e Kabul, in Afghanistan. (Parwiz, Reuters/Contrasto)

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 13:33

Davanti all’abbazia di Westminster, a Londra, in attesa del matrimonio del 29 aprile tra il principe William e Catherine Middleton. (Christopher Furlong, Getty Images)

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Immigrati,Bersani:Vergogna 1mln nati in Italia senza cittadinanza

Immigrazione - Mer, 04/27/2011 - 13:03
"Il Pd, mandato a casa il centrodestra, farà riconoscere diritto"

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 12:00

Proteste contro il governo di Manila, nelle Filippine, perché non vuole aumentare il salario minimo. (Noel Celis, Afp)

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Immigrati, Papa: Bene fedeli Lampedusa per accoglienza solidale

Immigrazione - Mer, 04/27/2011 - 11:47
All'udienza: Ma indispensabile è la tutela dell'ordine sociale

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 11:10

Al funerale del guerrigliero curdo Savas Yayik ucciso dall’esercito turco a Diyarbakir. (Murad Sezer, Reuters/Contrasto)

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Internazionale - Mer, 04/27/2011 - 10:14

Alcuni dei prigionieri evasi dal carcere afgano di Kandahar vengono mostrati alla stampa dopo essere stati catturati di nuovo. (Ahmd Nadeem, Reuters/Contrasto)

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