Negli anni '70 il riconoscimento dei fallimenti delle strategie di sviluppo top-down (dall’alto), che escludevano un coinvolgimento reale delle popolazioni interessate, ha portato all'emergere di un approccio differente dove "partecipazione" e "sviluppo partecipativo" divengono concetti chiave nelle politiche di sviluppo. In generale, l'idea chiave è nel coinvolgimento delle popolazioni beneficiarie in ogni fase del ciclo di progetto per migliorare il funzionamento degli interventi.
Questo garantisce alcuni importanti vantaggi, come la possibilità di utilizzare le informazioni e la conoscenza locale per identificare bisogni e problemi e per evitare conflitti e incomprensioni, l’aumento della sostenibilità del progetto che migliora se i beneficiari sentono di esserne "proprietari" e si fanno carico della manutenzione e del funzionamento delle realizzazioni del progetto dopo la sua conclusione, nel lungo periodo. Questo approccio ha il merito di sconfiggere la mentalità della dipendenza inducendo la popolazione locale a prendere l'iniziativa.
E’ possibile identificare due distinti approcci alla partecipazione: un approccio strumentale, che vede il coinvolgimento della popolazione locale come motore per raggiungere gli obiettivi del progetto nella maniera più efficiente, efficace e sostenibile, e un approccio incentrato sulla partecipazione come obiettivo finale, che mira al rafforzamento del potere delle persone (empowerment) nei processi decisionali che le riguardano, accrescendo il loro controllo sulla propria esistenza e sulle scelte relative ai processi di sviluppo. Nuove capacità, fiducia e stima di sé acquisite attraverso il processo partecipativo stimolano un ruolo attivo e dinamico degli individui e della comunità, che si espande oltre i confini di un progetto particolare e investe processi di trasformazione sociale di più vasta portata.
Una partecipazione autentica implica una visione dello sviluppo dove le persone assumono un ruolo centrale. La condizione di povertà e di esclusione sociale di centinaia di milioni di persone non deriva solamente dalla privazione di beni materiali e dalla impossibilità di accedere alle risorse, ma anche dalla mancanza di potere,cioè dall'impossibilità di intervenire su dinamiche economiche e sociali che plasmano le loro condizioni di vita.